Ian Willms (1985) è un artista visivo e fotografo documentarista canadese, membro di Panos Pictures. I suoi progetti a lungo termine esplorano la sovranità dei popoli indigeni, la distruzione degli ecosistemi, storie di genocidi poco conosciute e gli effetti psicologici della pandemia. Su incarico ha fotografato conflitti geopolitici, questioni sociali, tendenze culturali, disastri naturali e criminalità organizzata in diverse parti del mondo.
L’empatia è centrale nel suo lavoro. I suoi antenati fuggirono dalle persecuzioni in Ucraina prima di emigrare in Canada; le esperienze formative in una comunità segnata da povertà, mancanza di una casa, dipendenze, razzismo e altre forme di esclusione hanno contribuito a plasmare il suo modo di fotografare le persone e le loro vite.
Il suo lavoro è apparso su National Geographic, The New York Times, TIME, GEO, New York Magazine e The Guardian Weekly. Ha ricevuto sostegno e riconoscimenti dall’Eugene Smith Fund, da World Press Photo, Sony World Photography Awards, Pictures of the Year International, Canada Council for the Arts e Lange-Taylor Prize.
Il suo progetto The Hound è stato selezionato da Matt Black al Trieste Photo Days 2025 per essere esposto nell’edizione 2026 del festival, durante la quale Willms conduce anche un workshop su come avvicinarsi alle persone e costruire rapporti di fiducia attraverso la fotografia.










